L’indimenticabile tormentata Mia Martini

Un’artista che non necessita di presentazione. Una voce pressoché unica, che ha fatto la storia della musica italiana. Una donna travagliata. Parliamo di Mia Martini.

Artista eclettica come poche, è stata spesso osteggiata nel corso della sua carriera da maldicenze e cattiverie senza senso da parte di persone che la diffamavano senza motivo, portandola  più volte ad attraversare crisi artistiche ed umane, sfociate con una morte improvvisa e per alcuni versi ancora inspiegabili nel 1995 a soli 47 anni.

Un timbro graffiato e capace di elevate estensioni ha rappresentato il biglietto da visita di questa cantante per tutta la sua lunga carriera. Una voce capace di interpretare con molta facilità qualsiasi tipo di brano e che l’ha resa una delle artiste più apprezzate degli anni 70. La sua fama, non ha trovato confine, nemmeno dopo la sua scomparsa, e sono state molte e di diverso stampo le iniziative che l’hanno ricordata negli anni, non ultima, nella Capitale, l’intestazione di una piazza a suo nome.mia_1

La sua carriera inizia negli anni sessanta sotto il nome di Mimì Bertè, diminuitivo del suo vero nome, Domenica. Una carriera da ragazza yè-yè che poco soddisfa la cantante. Dopo un breve ritiro, ecco tornare infatti negli anni 70 Domenica sotto lo pseudonimo di Mia Martini. Ed è in quel momento che il successo arride all’artista: arriva attraverso canzoni indimenticabili come “Piccolo Uomo” e “Minuetto”, quest’ultima scritta per lei dal grande Franco Califano.

Nel 1982, ennesima consacrazione di Mimì attraverso il brano “E non finisce mica il cielo” scritto per lei da Ivano Fossati e con il quale la divina partecipò all’annuale edizione del festival sanremese, spingendo i giornalisti, data la grande qualità del brano e dell’interpretazione dello stesso ad istituire il Premio della Critica, che prese il suo nome l’anno successivo alla sua morte.

Non mancano speculazioni sulla mancata vittoria di Mimì, alimentate purtroppo dal circo mediatico che si creò da quel momento attorno a lei. Gente che gli fece terra bruciata attorno nell’ambiente musicale adducendo voci che la volevano “iettatrice”. Non fu la prima a sopportare tali ignominie, non fu l’ultima ( tra di essi anche Marco Masini, che dedicò alla cantante la sua vittoria sanremese del 2004, e che la cantante difese più volte a spada tratta nei primi anni 90 per l’ostruzionismo che il cantante fiorentino viveva, ndr), ma sicuramente, tale persecuzione lasciò il segno su di lei.

0403MiaMartiniUn ritiro negli anni 80 e una operazione alle corde vocali la vede ritornare sulla scena nel 1989 a Sanremo, dopo anni di oblio ed ostruzionismo da parte dei discografici, con il brano “Almeno tu nell’universo”, che oltre ad essere diventato un vero e proprio evergreen della musica italiana, sancì il ritorno al successo di Mimì.

Gli anni novanta portarono con sé, oltre ad un rinnovato successo e centinaia di migliaia di copie vendute, anche  brani come  “Gli uomini non cambiano” e  “Cu’mme indimenticabile duetto con Roberto Murolo. E’ del 1994 l’album “La musica che mi è intorno”, nella quale Mimì coverizza successi come “Diamante” di Zucchero, e brani di Fossati, De Andrè e Dalla.

La morte sopraggiunge improvvisa e misteriosa, il 12 maggio del 1995. Mimì viene ritrovata due giorni dopo, riversa sul letto del suo appartamento di Cavaria Con Premezzo.

Pubblicato da il giovedì 03 settembre 2009

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