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3 dicembre

Le Interviste di Italiainmusica: gli Avvolte



Scritto da: Valentina Cervelli

Abbiamo parlato di loro qui-qui-qui, oggi ve li facciamo conoscere meglio, entrando ancora di più nel loro mondo. Per voi: gli Avvolte.

avvolte2

Il vostro gruppo è nato nel 1996: Vi chiedo di tirare le somme e fare un piccolo bilancio di questi 13 anni di musica insieme.

Siamo consapevoli di aver costruito qualcosa di prezioso, che non è soltanto della buona musica. Mi piace pensare che il nostro gruppo sia come una forma di vita che cresce e migliora col tempo, nella forma e nella sostanza, nella sua proposta “artistica” e nelle persone
che ne fanno parte.

Raccontateci un aneddoto che vi rispecchi e racconti in pieno chi sono gli Avvolte

Mini-tour di 3-4 date in Svizzera, nel 2005 mi pare: Stefano (il precedente batterista degli allora avvolte kristedha) parte senza controllare
che la sua carta di identità non sia scaduta. In dogana i gendarmi svizzeri non
hanno alcun problema a impedirgli di passare il confine. In serata suoniamo nel centro sociale di un paesino nei pressi di Berna e dobbiamo scegliere se
annullare la data per cause di forza maggiore o suonare in qualche modo.
Scegliamo la seconda possibilità, provando a compensare la pesante assenza con la drum machine del duo elettronico -i validissimi Cletus- con cui
condividevamo quelle date. Alla fine l’escamotage non funziona per problemi
tecnici e noi 3 ci esibiamo ugualmente, col supporto di un bel po’ di alcol e
di un pubblico sorpreso ma al contempo molto caloroso. Inutile dire che non è stato un concerto memorabile, ma il senso è: suonare sempre, anche quando non si  potrebbe e la condizioni sono inadatte, perché è questo che vogliamo fare.
Lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra musica e alle persone che la amano e troviamo ai nostri concerti.

P.S. Stefano riuscì miracolosamente a raggiungerci la sera dopo e finimmo il tour come si deve

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Passiamo alla vostra musica:  Brani riflessivi, quasi ipnotici. Come è nata e come coltivate questa vostra scelta musicale?

I gusti musicali e la formazione di ognuno sono diversi. Le ns. canzoni
sono il frutto di un’incontro/scontro di molte idee musicali in cui le
personalità di tutti si fondono senza soluzione di continuità. Se il risultato
è spesso una musica riflessiva e ipnotica, come dici tu, non è per una
deliberata ispirazione a qualche band o “scuola”. E’ una componente di tutti e 4, a prescindere dal fatto che uno parta da un riferimento musicale,
piuttosto che da un altro.

Da cosa nasce l’introspezione eternamente presente nei vostri brani?

Gli scrittori negli avvolte sono Christian e Davide, quindi posso dirti
che sia una loro attitudine, anche se non tutti i testi sono introspettivi.
Alcune volte è la scelta di usare un linguaggio metaforico e ambivalente a
rendere i nostri brani apparentemente ripiegati su sé stessi. Ma anche questo è un aspetto in evoluzione e nel nostro prossimo lavoro avremo canzoni che
guardano “fuori” in modo più esplicito.

Come è nata “L’insonne”? Siamo affascinati dalla sua composizione ipnotica e quasi visionaria, e dal suo sound ricercato ma al contempo molto discografico.. un binomio non sempre riscontrabile nella musica di oggi

Come tutte le altre nostre canzoni. Forse in un tempo più breve, perché ha
il pregio –secondo me rispetto ad altre- di farti capire subito dove vuole arrivare.

Progetti futuri?
Smettere di lavorare in ufficio!

Beh, glielo auguriamo con tutto il cuore!

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