
E dopo Mogol, ecco arrivare anche Gino Paoli a tirare le somme della musica attuale. Il maestro, celebre per le sue composizioni a volte sbarazzine ( La gatta) , ed a volte iper-romantiche (Una lunga storia d’amore) spiega come, secondo il suo punto di vista, la politica fa ben poco per l’attuale crisi discografica.
E lo fa in occasione della presentazione dell’associazione “Indaco/Cantautori si nasce”, nata proprio per sostenere i giovani emergenti e la musica come arte.
“Una passione” che necessita di aiuto perché “oggi i giovani non riescono a creare niente perché non hanno” nemmeno “luoghi dove suonare. Arte vuol dire spazi”. Non manca una battuta contro le sovvenzioni statali date a “piece teatrali con sette spettatori per quaranta repliche”, insieme ad una importante riflessione.
Se all’estero, per aiutare la musica ed il suo sviluppo, aprono addirittura le stazioni ferroviarie, perché in Italia non vengono sistemati nemmeno dei capannoni nei quali dar modo ai giovani, con la propria attrezzatura, di esercitarsi e dare sfogo alla loro arte?